Sempre sotto contratto con la Miber alternavo la mia attività tra Monovar (Spagna) e Oran in Algeria. I ricordi oggi sono un pò offuscati dal tempo, ma alcuni episodi li ricordo, e rimangono ben vivi. Oggi nomi di persone, località, spostamenti, date e molto altro non me li ricordo, ma sicuramente tra i documenti che ho accumulato negli scatoloni accatastati c'è tutto, e un giorno mi riprometto di aprirli e mettere in ordine. Comunque mi trovavo in Algeria, inizialmente ad Oran, per seguire la produzione di tomaie finite di stivali, che in seguito sarebbero state inviate in Italia per essere montate.
La Miber aveva commissionato tale lavoro alla Garditalia del Sig. Tranquilli di Salò che ben conoscevo (proprietario anche del calz. del Garda nel quale avevo lavorato) che aveva già 2 tecnici suoi in loco, i Signori Baldan ed abbiamo lavorato in collaborazione. Sono andato in più occasioni in Algeria ed oltre ad Oran mi ricordo Bou Saada, Sidi Bel Abbes, Saidi tutte fabbriche dove si producevano tomaie e calzature finite. Vivevo ad Oran in un hotel e tutte le mattine un autista mi prendeva e mi portava in fabbrica in Sidi Bel Abbes dove svolgevo la mia attività di controllo qualità e per pianificare le spedizioni del prodotto finito in Italia. Dipendendo dalla produzione del momento ricevevo disposizioni per spostarmi in altre fabbriche e l'autista della ditta in auto mi portava, percorrendo strisce di sottile asfalto in mezzo al deserto. 3 brevi ricordi: una tempesta di sabbia che ci ha fermati nel mezzo del deserto, un incidente coinvolgendo un gregge di pecore che all'improvviso è apparso davanti all'auto dietro ad un dosso, e terzo un posto di blocco di militari che ci hanno trattenuto per ore controllandoci minuziosamente. Del lavoro in fabbrica poco ricordo. Un fatto importante che ha portato anche a una decisione successiva che racconterò, è stata una simpatia nata con una ragazza, che al momento mi sfugge il nome, di colore e che parlava un perfetto francese. Mi fermavo spesso davanti alla sua macchina da cucire e parlavamo, chiaro con molta discrezione per motivi ovvi. Le fabbriche in cui ho lavorato erano ottime, grandi, ben equipaggiate con macchinaria italiana e tedesca recentissime, aria condizionata, l'unico neo era il personale tecnico senza molta esperienza.
Il fatto più marcante di questa esperienza di lavoro in Algeria è stata questa simpatia nata con questa ragazza. Una volta rientrato in Spagna ci scrivevamo ed infine decido che durante le vacanze di Natale 1999 avrei fatto un salto ad Oran per incontrarmi con lei. Per lettera l'avviso, senza però avere un riscontro da lei sul ricevimento della suddetta. Mi imbarco sulla nave che da Alicante mi portava ad Oran. Un viaggio notturno sul ponte della nave, seduto quà e là cercando di proteggendomi dal freddo. Arrivati ad Oran ricordo la grandissima confusione alla dogana, una calca impressionante con persone piene di oggetti e valigie. Ma tutto bene alla fine uscito vado nel solito hotel che era nei pressi del porto. Il giorno sucessivo penso subito al ritorno, vado al porto e non trovo posto, vado in seguito all'aeroporto e è la stessa cosa, cerco un posto su qualsiasi aereo diretto in europa ma sempre mi viene detto che ero in lista d'attesa. Nel pomeriggio prendo un taxi per la fabbrica, aspetto lei all'uscita ed eccola apparire. Penso che dopo una stretta di mano saliamo sul taxi e ci avviamo verso la sua casa in un villaggio nei dintorni. Eravamo seduti dietro nel taxi e mi ricordo che ha sorpresa mi prende la mano mentre si parlava. Arrivati alla sua casa, mi fanno accomodare su un divano, lei esce e poco dopo arriva il fratello maggiore con il quale si parla del più e del meno. Di tutta la chiacchierata mi ricordo solamente che mi chiedeva di quale religione ero e che in caso di una unione se fossi stato disposto a diventare mussulmano. In seguito arriva lei, brevi frasi e poi riprendo il taxi per il ritorno ad Oran. Sono andato davanti alla fabbrica
altre 2 volte nei giorni sucessivi per rivederla, poi lei prendeva l'autobus della ditta e ci salutavamo con una stretta di mano. Non ci siamo più rivisti anche se ci siamo scritti altre lettere, che sicuramente troverò negli scatoloni, ma poi tutto si interruppe. Degno di nota è il viaggio di ritorno alquanto roccambolesco. Non trovando posto nè in nave e neppure in aereo, l'unica soluzione era prendere un taxi fino al confine col Marocco ed in seguito arrivare a Melilla territorio spagnolo in Africa. Così è stato. Mi metto d'accordo col taxista per partire la mattina presto, arrivati al confine vedo code lunghissime di algerini che fanno dogana, si prevedono ore ed ore di attesa, approfitto di una situazione e salto la coda. Entro in un conteiner adibito ad ufficio, una guardia dopo domande e domande mi timbra il passaporto e passo in ;Marocco. Qui un poliziotto mi ferma mi ritira il passaporto entra in ufficio, esce, mi martella di domande alla fine chiama un taxista si stabilisce una cifra e mi porta a Melilla. Finalmente mi sento a casa. Vedendo ora la cartina non sono poi molti km da un punto all'altro ma mi sembra che ho impiegato tutto il giorno, ho dormito una notte a Melilla e sono ripartito la notte sucessiva in nave.
Ricordo che nel giorno della partenza a mezzogiorno mangiai in un ristorante di reduci della legione straniera e che il pomeriggio lo passai al cinema gustandomi un film con quell'accento spagnolo da parecchio tempo non udito. La sera mi imbarcai su un traghetto che mi portò ad Almeria e sul traghetto incontrati 2 ragazzi che avevano fatto il giro del Marocco in moto. La mattina successiva in Ameria presi l'autobus che mi portava ad Alicante. Con questo viaggio, sia la storia sentimentale con la ragazza che di lavoro in Algeria terminarono.



